Passo avanti dell’ONU verso una gestione internazionale dell’Alto Mare

Il Segretario Generale Ban Ki-moon durante un evento a Yeosu, Repubblica di Corea, per promuovere una nuova iniziativa a favore degli oceani. UN Photo/E. Schneider

Circa 250 tra delegati, professionisti ed esperti si sono incontrati a New York tra il 19 e il 23 agosto scorso per tentare di arrivare a un consenso sul quadro giuridico e l’agenda dei negoziati relativi all’Alto Mare. Tara Expéditions era presente.

Breve rassegna degli obiettivi stabiliti a Rio +20 nel giugno 2012

Nel testo finale della conferenza di Rio +20 erano stati rinviati per due anni i negoziati sulla gestione della biodiversità marina al di là della giurisdizione nazionale. Il compromesso prevedeva di raggiungere un accordo alla 69a Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel 2014. Le sessioni di agosto scorso sulla biodiversità nell’Alto Mare sono state indispensabili per definire il processo e l’ordine del giorno del gruppo Biodiversity Beyond areas of National Jurisdiction (BBNJ).

I negoziati

Patricia O’Brien, Segretario Generale aggiunto per gli Affari Giuridici e Consigliere alle Nazioni Unite, in apertura ai lavori del 19 agosto, a nome del Segretario Generale Ban Ki-moon, ha ricordato gli obiettivi del documento finale di Rio +20 e ha ribadito l’impegno personale del Segretario Generale per l’oceano. I due co-presidenti del gruppo sulla biodiversità nell’Alto Mare, Palitha Kohona e Liesbeth Lijnzaad, hanno menzionato anche gli impegni di Rio e hanno riconosciuto l’importanza dei laboratori scientifici di maggio 2013.

Poi, i vari gruppi di paesi e i paesi membri hanno presentato le loro posizioni e aspettative in merito alla settimana dei negoziati. L’Unione europea ha preso la parola per riaffermare la sua posizione a favore di un accordo in tempi brevi. L’Europa è alla guida di questo processo, anche se durante questa settimana è stato il G77 (gruppo che oggi conta 132 paesi del Sud) a seguire da vicino la proposta di un testo, ricordando che i fondali marini al di là dei limiti della giurisdizione nazionale comprendono anche fattori biologici e richiedono una particolare attenzione ai temi della formazione e del trasferimento di tecnologie. I paesi del Sud hanno anche rivolto particolare attenzione alle questioni relative ai diritti di proprietà intellettuale delle risorse genetiche marine e alla condivisione dei vantaggi derivanti dallo sfruttamento di tali risorse. I Piccoli Stati Insulari in via di Sviluppo (SIDS), rappresentati dalla Papua Nuova Guinea, hanno sottolineato l’importanza delle valutazioni sull’impatto ambientale e la creazione di aree marine protette (AMP). I Paesi insulari hanno anche cercato il sostegno della ricerca scientifica, con un rafforzamento nel trasferimento di tecnologie. Tra i paesi più “difficili”, gli Stati Uniti hanno ancora una volta messo in discussione l’“Applicabilità giuridica” dell’accordo nel campo della gestione delle risorse genetiche. Essi hanno inoltre sottolineato la necessità di rafforzare l’attuazione degli impegni esistenti e si oppongono all’idea di un Alto Mare come “patrimonio comune dell’umanità”.

ONG escluse dalla sala dei negoziati

Il secondo giorno, la creazione di un gruppo di “friends of the chair”, non accessibile alle ONG e alle organizzazioni intergovernative (agenzie), ha sconcertato gli esperti presenti, che si sono visti de facto escludere dalle discussioni. Le ONG più grandi avevano mobilitato ingenti risorse per la settimana, tra esperti, workshop e campagne. Dopo la seconda sessione a porte chiuse è stato rilasciato un comunicato della High Seas Alliance, nel quale si fa riferimento al compromesso dei paesi europei con la trasparenza in base alla Convenzione di Arrhus.

La società civile francese era ben rappresentata, con l’organizzazione di due workshop (eventi a margine) durante la settimana: Tara Expéditions in collaborazione con l’UNESCO/Commissione oceanografica intergovernativa, ha organizzato un seminario sulla cooperazione scientifica internazionale e la condivisione di dati tra diversi progetti scientifici, e l’IDDRI ha proposto una sessione sugli aspetti giuridici.

Le trattative avanzano lente, ma nella direzione giusta.

Dopo i primi giorni segnati da considerazioni di ogni gruppo o nazione, i negoziatori si sono riuniti intorno a una proposta del G-77/Cina. In plenaria, il co-presidente ha presentato un testo di consenso che definisce un processo all’interno del gruppo di lavoro BBNJ per preparare la risoluzione da presentare all’Assemblea Generale. Ecco alcuni punti importanti del testo:

• Il termine usato per definire l’accordo desiderato è “strumento internazionale”, non “accordo” o consenso.

• Questo strumento sarà giuridicamente vincolante (binding), sotto l’egida della UNCLOS.

• Il gruppo di lavoro si riunirà tre volte durante la settimana: due volte nel primo semestre del 2014 e una seconda volta all’inizio del 2015.

Nei mesi successivi, entreremo nella fase più importante dei negoziati. Infatti verranno affrontati i punti specifici che saranno oggetto di questo strumento giuridico, come le modalità previste sulla gestione delle risorse marine genetiche, la definizione di un sistema di condivisione dei profitti derivanti dallo sfruttamento di tali risorse, le decisioni circa la formazione e il trasferimento di tecnologie e infine la definizione delle norme che disciplinano la pesca in Alto Mare, assieme agli accordi regionali esistenti.

Tara Expéditions, attenta alla gestione dell’Alto Mare, continua la sua campagna di raccolta firme per l’Appello di Parigi e mira a una convergenza futura della società civile e degli scienziati per arrivare a un accordo di tutti gli stati membri dell’ONU.

André Abreu, responsabile incaricato per Tara Expéditions

Fare clic qui per firmare l’Appello.

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